Paesaggio lingua madre

a cura di: Ugo Morelli, Gianluca Cepollaro

Quarta di Copertina

Il paesaggio è il patrimonio principale di una comunità, rappresenta il suo spazio di vita e la condizione della vivibilità per le generazioni future: promuoverne la consapevolezza e la cultura costituisce quindi uno dei compiti principali di una società. Educare al paesaggio. Infatti, significa educare alle responsabilità dei luoghi che si abitano, alla gestione delle risorse di cui si dispone, ma soprattutto a comportamenti e stili di vita appropriati e sostenibili. Tuttavia, benché la stessa Costituzione ne sancisca la tutela, nella scuola italiana non si parla quasi mai di paesaggio; eppure è proprio negli anni della formazione che devono gettarsi le basi per la costruzione di una coscienza individuale e collettiva del territorio.

I saggi presentati in questo volume, frutto di una ricerca svolta in partnership con alcune scuole primarie, propongono un approccio all'insegnamento della storia, dell'educazione alla cittadinanza, della geografia e delle scienze naturali centrato sul paesaggio e sugli ambienti di vita. Ne emerge un quadro composito, che vede nell'educazione al paesaggio l'opportunità di affrontare una serie di urgenze educative attorno alla relazione tra natura e cultura, tra lettura della storia e progettazione del futuro, tra responsabilità e partecipazione, tra identità e alterità. 

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INTRODUZIONE

 

Capitolo primo

IL PAESAGGIO È COME LA LINGUA MADRE. MENTE, PAESAGGIO E TERZA

EDUCAZIONE, di Ugo Morelli

 

Capitolo secondo

PAESAGGI ORIGINARI. GEOGRAFIE AFFETTIVE E RAPPRESENTAZIONE DEL

PAESAGGIO E DEGLI SPAZI DI VITA NELL'INFANZIA, di Chiara Brambilla e Luca Mori

 

Capitolo terzo

I BAMBINI DISEGNANO GLI SPAZI DI VITA CHE PREDILIGONO: GEOGRAFIE E

PSICOGRAFIE DANNO FORMA AI LORO PAESAGGI, di Federica Berti e Carla Weber

 

Capitolo quarto

LA CURA DEL PAESAGGIO: CONFLITTO, PARTECIPAZIONE E SCELTE DEMOCRATICHE, di Luca Mori

 

Capitolo quinto

EDUCARE ALL'INTERCULTURA ATTRAVERSO IL PAESAGGIO: VAENZA GENERATIVA DI UNO SPAZIO LIMINARE TRA IDENTITA' E ALTERITA', di Chiara Brambilla

 

Capitolo sesto

INATTESE CONVERGENZE. IL PAESAGGIO COME OCCASIONE EDUCATIVA, di Gianluca Cepollaro

 

Bibliografia

INTRODUZIONE

Educare alla vivibilità oggi è forse uno dei compiti principali di una società. Significa promuovere una cultura della consapevolezza e della responsabilità rispetto ai luoghi che abitiamo, agli spazi di vita, alla gestione delle risorse naturali, ma soprattutto significa affrontare il grande tema del cambiamento dei comportamenti e degli stili di vita che iniziamo a riconoscere ormai come non appropriati rispetto alla qualità dello sviluppo umano e agli evidenti limiti della crescita economica. Un cambiamento che, accanto agli aspetti normativi, richiede comportamenti individuali e collettivi basati su una inedita cultura del paesaggio, dell'ambiente, del territorio. Tali comportamenti si formano nel lungo periodo, in ogni età della vita, ma soprattutto quando si è adolescenti o bambini.

Il paesaggio è lo spazio di vita in cui nasciamo e nel quale costruiamo i nostri ordini mentali, quello in cui distendiamo lo sguardo o in cui talvolta ci disorientiamo per gli eccessi di manipolazione che abbiamo compiuto. Esiste un filo diretto fra paesaggio naturale e paesaggio mentale: siamo “naturalmente culturali”. Così come la parola fa da ponte tra l'orizzonte del reale e l'orizzonte mentale, allo stesso modo il paesaggio fa da ponte tra noi e il mondo, presidia la nostra coevoluzione e il nostro accoppiamento strutturale con il contesto. Per questo il paesaggio è nello stesso tempo dentro di noi e intorno a noi, è un margine di connessione tra il mondo interno e il mondo esterno. Un bambino che nasce elabora il proprio mondo interno, la sua eleganza o la sua mortificazione, in ragione del paesaggio mentale che si costruisce. Bisognerebbe partire da qui per ripensare gli spazi di vita e considerare che la loro bellezza e la loro funzionalità non sono due cose diverse, ma una cosa sola. Paesaggio non vuol dire necessariamente “bel paesaggio”. Vuol dire che non possiamo fare a meno di dare senso e significato ai luoghi e agli oggetti della nostra vita. Altra cosa è chiedersi quale paesaggio vorremmo, in base alle ipotesi politiche e progettuali con cui cerchiamo di scegliere o di influenzare le scelte riguardo agli spazi di vita.

Il paesaggio così inteso è il patrimonio principale di una comunità in quanto rappresenta il suo spazio di vita e la condizione della vivibilità soprattutto delle generazioni future. La memoria da sola, però, non basta. È necessario ri-figurare il rapporto uomo-natura uscendo dalla trappola del pensiero che contrappone da un lato atteggiamenti iperconservativi e di tutela ad oltranza e dall'altro l'uso indiscriminato. È la pratica responsabile, fondata sulla partecipazione e sull'attenzione all'uso delle risorse, che sceglie come innovare senza ingessare, e come rendere preferibili i luoghi, soprattutto per le giovani generazioni. Siamo di fronte a una svolta che sarà proficua solo se alle decisioni di governo corrisponderà una responsabilità diffusa, una nuova sensibilità di tutti i cittadini.

Gli ostacoli a cambiare idea sono tanti e non facilmente superabili; l'educazione può aiutarci a fare un salto di qualità, connettendo le forme di economia e di società con il paesaggio in un nuovo orizzonte di vivibilità. La vivibilità, infatti, si situa al punto d'incontro tra memoria e futuro: non può esistere senza l'attenzione alla storia e neanche senza un'idea di progetto.

Nonostante una lunga tradizione culturale e civile di riflessione, che arriva sino alla previsione della sua tutela nella Costituzione, nella scuola italiana non si parla quasi mai di paesaggio. Eppure l'educazione al paesaggio appare essere un ambito di straordinario interesse che, muovendo dal rapporto uomo-natura, è capace di connettere temi rilevanti per comprendere il passato, vivere il presente e progettare il futuro avendo come principale riferimento la tensione verso una vivibilità appropriata per le nuove generazioni. I saggi presentati in questo volume prendono avvio da una ricerca svolta in partnership con alcune scuole primarie del Trentino al fine di costruire un approccio didattico all'insegnamento “preliminare e complementare” della storia, dell'educazione alla cittadinanza, della geografia e delle scienze naturali con una centratura sul paesaggio, sulla vivibilità e sugli ambienti di vita. La ricerca si è fondata sulla base di un approccio interdisciplinare che ha privilegiato l'intersezione di più sguardi attenti ai contributi della psicologia sociale, dell'antropologia e della filosofia. Nel primo capitolo è presentata l'ipotesi principale: il paesaggio è come la lingua madre e contiene il codice originario della nostra appartenenza. Una sorta di “firma dell'origine” della quale ci nutriamo sin dai primi anni e che ci accompagnerà per tutta la vita ibridandosi e confondendosi con gli altri paesaggi che incontreremo e che, anche con le nostre azioni, contribuiremo a costruire. I capitoli successivi sono dedicati alla descrizione degli esiti della ricerca su come i bambini costruiscono il senso e il significato del proprio contesto di vita proponendo alcuni approfondimenti relativi all'esercizio della responsabilità nelle scelte e nei comportamenti sia a livello individuale che collettivo, alla partecipazione dei più giovani nel progettare gli spazi di vita del futuro e al valore della differenza nel rapporto tra identità e alterità. Nell'ultimo capitolo, infine, sono proposte alcune riflessioni relative alla progettazione di azioni educative che pongono al centro il paesaggio. Ne emerge un quadro composito che vede nell'educazione al paesaggio un luogo in cui si verificano delle inattese convergenze che forniscono l'opportunità di affrontare una serie di urgenze educative relative alla relazione tra natura e cultura, tra lettura della storia e progettazione del futuro, tra responsabilità e partecipazione, tra identità e alterità, tra esigenze di fruizione e possibilità di costruzione di spazi di vita appropriati.