Paesaggio e vivibilità

Cambiamenti persistenti

a cura di: Gianluca Cepollaro, Ugo Morelli

Quarta di Copertina

L'uomo ha da sempre trasformato il paesaggio, ma lo ha fatto prevalentemente in modo non riflessivo. Nel corso della storia abbiamo abitato mondi in cui il modo di vivere era essenzialmente “contro” la natura, sin dal tempo in cui la sopravvivenza era il principale problema della specie. Nel momento in cui il principale pericolo per l'evoluzione della vita è l'uomo stesso, è necessario cambiare il senso della presenza sul pianeta, per orientarsi a vivere “con” la natura. La storia dell'evoluzione ci deve indurre a pensare alla specie umana come “parte del tutto” e non come “una parte sopra le altre”. Comprendere ed elaborare in modo non distruttivo il rapporto con la natura è una delle sfide cruciali per l'educazione del ventunesimo secolo. La riflessione sulla vivibilità richiede un'educazione sentimentale all'appartenenza naturale in cui si colloca anche la transizione da una visione del paesaggio come spazio da contemplare ad una visione del paesaggio come spazio di vita. La consapevolezza di questa transizione, tuttavia, non basta per il cambiamento: è solo attraverso un diffuso investimento in educazione che sarà possibile innovare stili e comportamenti individuali e collettivi nella direzione di garantirci una buona qualità della vita. 

  • Edizioni ETS

Introduzione

 

Riflessioni sul paesaggio e sulla vivibilità a partireda una ricerca sulle percezioni, rappresentazioni e significati

Gianluca Cepollaro e Ugo Morelli

Riconoscere il paesaggio: consapevoli eppure resistenti al cambiamento

Ugo Morelli

Trasformazioni del paesaggio e senso del limite

Luca Mori

Ripensare il paesaggio, ripensare il progetto del paesaggio. Percezioni, rappresentazioni, significati tra estetica e politica

Chiara Brambilla

Una svolta educativa. Riconnetere paesaggio e vivibilità

Gianluca Cepollaro

Paesaggio: azioni e definizioni

Giorgio Tecilla

Bibliografia

INTRODUZIONE

Gianluca Cepollaro e Ugo Morelli

 

La Convenzione europea del paesaggio recita che paesaggio è “una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”. La definizione evidenzia come le percezioni, le rappresentazioni e le attribuzioni di significato sono un dato di partenza per la definizione di cosa è un paesaggio che si qualifica non solo come costrutto individuale, ma soprattutto come costrutto sociale attraverso lo sguardo delle “popolazioni”. Il paesaggio come un costrutto sociale è anche luogo dell'espressione dei processi di individuazione e di appartenenza. La consuetudine diffusa di intendere il paesaggio, l'ambiente e il territorio come qualcosa che è “là fuori”, che circonda la vita degli individui e della specie, si fonda sull'idea di un uomo “solo” che vive “al di sopra” della natura e che guarda il paesaggio. Il superamento di questa visione parte dall'ipotesi che non vi è mai un paesaggio da un lato e una percezione di un soggetto dall'altro: la percezione del paesaggio non è un atto solipsistico, ma emerge all'interno di interpretazioni e rappresentazioni condivise in determinati contesti. Il paesaggio emerge nella connessione tra mondo interno e mondo esterno e, quindi, nella connessione tra le scelte individuali e collettive e la natura. Esso può in tal modo essere analizzato e vissuto come l'emanazione responsabile delle azioni di coloro che lo abitano e vivono. Ogni paesaggio è, quindi, prima di tutto un paesaggio mentale e da ciò discende la nostra responsabilità rispetto a come creiamo gli spazi di vita.

Il paesaggio è quindi interpretato anche come una costruzione sociale che ha un valore simbolico non solo per il singolo individuo che attribuisce un proprio significato, ma anche per il resto della popolazione o dei gruppi sociali. L'esperienza estetica del paesaggio, attraverso la quale si generano le nostre percezioni, le rappresentazioni e i processi di sensemaking, si presenta quindi come un'esperienza densa alla quale concorrono oltre a quelle cognitive anche componenti emotive ed affettive, culturali e sociali.

Partendo da questa premessa l'Osservatorio del Paesaggio Trentino, attraverso la step-Scuola per il governo del territorio e del paesaggio, si è posto l'obiettivo di studiare le percezioni, le rappresentazioni sociali e i significati attribuiti dalla popolazione residente.

La ricerca ha esplorato le modalità attraverso le quali si costruisce l'appartenenza al paesaggio, cercando di comprendere quali rappresentazioni e significati si sedimentano e si consolidano e quali invece sono soggetti a rapida evoluzione. Conoscere quali teorie “ingenue” o “in uso” sul paesaggio sono condivise nella popolazione che vive un territorio è il punto di partenza per sostenere processi di apprendimento e di ristrutturazione delle teorie, delle decisioni e dei comportamenti attraverso i quali individui e comunità contribuiscono a costruire i loro spazi di vita.