Giorgio Postal

a cura di: Danilo Fenner, Mauro Marcantoni

Quarta di Copertina

Segretario  provinciale di Trento della Democrazia cristiana negli anni sessanta, deputato a Roma per sei legislature, Sottosegretario in importanti e delicati dicasteri, testimone diretto della lotta contro la mafia nel periodo del Commissariamento della Democrazia cristiana siciliana, Giorgio Postal può essere a pieno titolo considerato uno dei protagonisti privilegiati della storia trentina più recente.

Laborioso, tenace, animato da un grande senso delle istituzioni, ha diviso i suoi impegni tra la politica, gli incarichi di governo e la risposta alle molte emergenze che hanno segnato le vicende locali fino alla fine degli anni ottanta e quelle nazionali nei primi anni del decennio successivo.

Collana:
  • '900 Testimanianze
  • Fondazione Museo Storico del Trentino

Presentazione

Ripensando a Postal, Antonio Zichichi

1. L'infanzia e gli anni della formazione

2. I primi incarichi politici

3. Al timone della DC trentina

4. Gli ultimi anni sessanta

5. Gli anni «romani» e il terrorismo

6. L'approdo alla ricerca scientifica

7. Prima e dopo Moro

8. Gli anni della maturità umana e politica

9. Dal preambolo al craxismo

10. Dall'ambiente agli interni

11. I fronti si moltiplicano

12. L'altro Postal

13. Trento-Palermo e ritorno

Appendice

Riferimenti bibliografici

Indici

Ripensando a Postal

di Antonino Zichichi

Quando incontrai per la prima volta Giorgio Postal il tema centrale fu quello dei nuovi progetti da me proposti per l'Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN ).

L'onorevole Postal, responsabile della Ricerca scientifica come sottosegretario, mostrò subito un vivo interesse non solo per i progetti, ma anche per i valori che le scoperte scientifiche avevano nella cultura del nostro tempo. Nacque così un'amicizia che avrebbe portato a molti incontri in cui le frontiere della ricerca scientifica venivano trattate nelle loro ricadute tecnologiche e culturali. I progetti nei quali l'INFN aveva in programma di impegnarsi erano tre. Anzitutto la costruzione del più grande laboratorio sotterraneo del mondo, da costruire sotto il Gran Sasso; c'era poi la nuova impresa europea per realizzare al CE RN il più potente collisionatore del mondo (la cui sigla era LEP, da large electron positron) in cui elettroni e antielettroni interagendo ad altissima energia avrebbero dovuto aprirci gli occhi su diversi problemi di grande attualità nelle forze deboli ed elettromagnetiche. E infine la partecipazione italiana alla nuova impresa per la macchina tedesca (HE RA) da costruire ad Amburgo con tecnologie sviluppate in Italia dalla Ansaldo (Genova) per i magneti, dalla Zanon (Vicenza) per il «freddo» e dalla Metalli industriali (Firenze) per la superconduttività.

C'era chi scriveva sui giornali «Zichichi sogna». E invece Postal ci credeva. I tre progetti dell'INFN sono diventati tutti e tre realtà facendo uscire la massima istituzione italiana per la fisica nucleare e subnucleare dalla crisi esistenziale – per mancanza di progetti – in cui chi scrive l'aveva trovata quando era stato eletto alla guida dell'ente. C'era bisogno di politici convinti del valore che la ricerca scientifica di frontiera ha in una società moderna.

L'industria italiana – grazie a questi progetti – è passata in pochi anni dalla totale assenza alla presenza forte e qualificata nella realizzazione di formidabili strumenti tecnologici come la superconduttività magnetica e l'elettronica del nanosecondo. Ma non è tutto.

Ricordo quando nello studio di Giorgio Postal ci riunimmo per discutere se era o no il caso di battersi affinché il tunnel di LEP fosse portato a 27 km e la sua sezione in grado di ospitare – in un futuro – un'altra «macchina» oltre a LEP con i suoi due anelli. Quando portai questa proposta al Consiglio del CE RN l'allora direttore delle ricerche, l'inglese John Malvey, disse che quella proposta era il colpo di grazia che avrebbe affondato definitivamente il progetto LEP, visto che i governi europei non avevano ancora nemmeno accettato il progetto per una versione piccola di LEP con circonferenza da 13 km e sezione in grado di avere solo una macchina. Se così fossero andate le cose, oggi il CE RN non avrebbe LHC (large hadron collider) le cui origini sarebbe bene non dimenticare.

Ma non è solo nella realizzazione dei tre progetti che Giorgio Postal ha mostrato la sua abilità politica dandomi spesso preziosi consigli tattici e strategici di cui gli sono estremamente grato. Il suo interesse per capire il significato profondo di alcune scoperte – per esempio quella dell'antimateria nucleare – e la sua volontà di incidere culturalmente nell'incontro tra cultura scientifica e cultura umanistica ne fanno un esponente raro della classe politica. Ricordo le numerose domande che mi fece quando gli dissi che l'antimateria nucleare avrebbe potuto benissimo non esistere, pur essendo già state scoperte le antiparticelle del protone e del neutrone. Se così fosse stato, la logica che regge il mondo sarebbe stata un po' diversa da quella che noi avevamo immaginato, ma altrettanto rigorosa. È incredibile che, dopo tanti decenni e tante novità nella comprensione della logica che regge il mondo, il punto fermo di questa affascinante avventura scientifica resta ancora ed esclusivamente la prova sperimentale. E infatti il 29 luglio 2010 la NASA lancerà uno shuttle per portare sull'International space station (ISS) una nuova struttura sperimentale per studiare se esiste o no l'antimateria nucleare nello spazio. Se venisse fuori che esiste, bisognerebbe rivedere a fondo tutto quello che finora si è pensato di avere capito dal Big-Bang al nostro mondo. Insomma oggi siamo convinti che ai tempi del Big-Bang c'erano esattamente la stessa quantità di materia e di antimateria. Poi tutta l'antimateria è scomparsa annichilandosi con la materia salvo una parte su diecimila che siamo noi: stelle, galassie e cosmo.

Una cosa è certa: l'antimateria nucleare esiste in quanto noi siamo riusciti a fabbricarla sperimentalmente. Nel cosmo però non ce n'è più. Dissi allora a Giorgio Postal che la nostra scienza ha come fondamento la prova sperimentale come insegnò Galilei e come spesso noi dimentichiamo. Qualunque teoria si possa immaginare, per quanto matematicamente rigorosa, non è detto che corrisponda alla realtà del mondo. Solo se confermata da dati sperimentali riproducibili una struttura matematica diventa scienza galileiana. Incredibile ma vero: il discorso si ripete con la teoria del Supermondo. Se bastasse il rigore matematico per fare scienza noi potremmo dire che il Supermondo esiste. E invece è necessaria la supermacchina LHC per dare il battesimo della prova sperimentale a questa formidabile novità teorica del Supermondo. Se non esiste, vuol dire che la logica seguita da Colui che ha fatto il mondo è diversa da quella da noi immaginata. Il lettore ricordi: i 27 km di LHC , quando io discutevo con il sottosegretario Postal, erano considerati «sogni». Senza quei 27 km di LHC nessuno potrebbe fare esperimenti per sapere se le ragioni della nostra esistenza nell'immanente stanno nel Supermondo.